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Bruciano il municipio di Limoges e cercano i colpevoli

Redazione|20 ottobre 2026

Bruciano il municipio di Limoges e cercano i colpevoli

Un uomo di 34 anni è stato arrestato per l'incendio che ha ridotto in cenere il municipio di Limoges. L'edificio ottocentesco è bruciato sabato, la copertura è crollata e il campanile è precipitato in diretta per le televisioni di mezzo mondo. L'arresto è avvenuto all'alba a Val-d’Issoire, in Alta Vienne, e una fonte vicina al caso lo colloca già nell'ultrasinistra.

Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha detto che il sospettato è in custodia di polizia e che potrebbe non aver agito da solo. Qui finisce quello che il governo sa e comincia quello che gli conviene raccontare. Perché le proteste non sono nate con un commando organizzato, ma con genitori e vicini esasperati dallo stato delle scuole nella periferia a nord di Parigi.

Da lì ai disordini più gravi da decenni il passo è stato breve. Sabato è morto un manifestante a Parigi, vittima di un arresto cardiaco, e domenica piccoli gruppi hanno bruciato cassonetti e biciclette e saccheggiato negozi a Parigi, Lione e Marsiglia. Il primo ministro francese ha attribuito la calma relativa della notte ai coprifuoco. L'ordine si recupera chiudendo in casa la gente, non sistemando ciò che l'ha portata in strada.

L'incendio non si è fermato in Francia. Ci sono stati disordini in città del Nord Italia, con Milano in testa, proteste in Portogallo e scontri in Albania, dove i manifestanti hanno incendiato edifici pubblici e banche. Meloni ha annunciato misure di sicurezza contro i minori e Roma manderà 500 soldati in più a Milano prima della manifestazione di sabato. Trump, senza perdere l'abitudine, ha dato la colpa all'immigrazione.

Morale: quando la gente si stanca che le si sistemi la scuola a suon di promesse, finisce per sistemarla col fuoco. La classe politica preferisce etichettare chi accende la miccia invece di chiedersi chi ha ammucchiato la legna.