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La Repubblica Ceca parla di un esercito contro la Germania

Redazione|20 ottobre 2026

La Repubblica Ceca parla di un esercito contro la Germania

“Un esercito sul nostro confine con la Germania”. Lo ha detto Andrej Babiš, primo ministro ceco, meno di una settimana prima di piantarsi a Bruxelles per avvertire che il suo paese potrebbe dover difendere i propri confini dai migranti che arrivano dall'Europa occidentale. La frase è suonata come una boutade finché non si guarda la mappa.

Tutto il mondo che circonda la Cechia appartiene a Schengen. Mettere controlli lì è esattamente ciò che il codice frontiere consente solo come ultima risorsa. Babiš non ha dato dettagli di come pensa di farlo, ma ha chiarito contro chi era il messaggio: Paesi Bassi, Svezia, Germania e, soprattutto, Spagna.

Contro il governo di Pedro Sánchez è andato oltre. Ha parlato di politici disposti a “sostituire la popolazione per aggrapparsi alla poltrona”, un'accusa che Sánchez ha respinto definendo il discorso di Babiš roba da Vox e ricordandogli che “una cosa è il blah blah blah e un'altra è la realtà”. Lo scontro ha dominato il vertice e le conclusioni finali sulla migrazione sono rimaste in tre frasi, che è quello che si scrive quando i leader non riescono a mettersi d'accordo su nulla.

Il dato che mette a disagio Bruxelles è che il club europeo già si punzecchia al proprio interno. L'Italia ha reintrodotto i controlli per chi arrivava dalla Spagna il 1 agosto, Madrid ha risposto con controlli reciproci l'8, e da allora i due governi negoziano una via d'uscita. Nel frattempo l'Italia ha autorizzato quasi 500.000 visti di lavoro per extracomunitari fino al 2028, che è la stessa regolarizzazione che criticava messa con un altro nome.

L'ironia l'ha messa il consulente Stephen Barnes, che ha riassunto il disastro con una frase: quando i paesi dell'UE cominciano a proteggersi dalle politiche migratorie dei vicini, “l'assurdo è completo”. Nessuno sembra disposto a farsi l'unica domanda scomoda: chi contribuisce davvero all'Europa e chi si limita a incassare il conto.

Morale: Bruxelles ha venduto la libera circolazione come progresso e ora ogni capitale alza controlli contro quella del vicino. Il progetto europeo non cade per un nemico esterno. Si disarma da solo, con ogni paese che guarda al vicino come se fosse la minaccia.