Nove IA su dieci alzano da sole il proprio limite
1 novembre 2026

Il documento fondativo di Bitcoin ha compiuto 18 anni questo 31 ottobre, pubblicato da Satoshi Nakamoto solo quattro settimane dopo che il Congresso degli Stati Uniti approvò un salvataggio bancario da 700 miliardi di dollari. Il primo blocco della rete, minato il 3 gennaio 2009, nascondeva un titolo del quotidiano londinese The Times: “Cancelliere sul punto di un secondo salvataggio per le banche”. Mai un esordio fu così esplicito su a chi veniva a rispondere.
Michael Tanguma, amministratore delegato di Onramp, lo riassume in un articolo per CoinDesk: i salvataggi non si sono fermati nel 2008. Continuano ad arrivare e ognuno protegge le istituzioni più grandi. Il caso di Silicon Valley Bank è l'esempio perfetto. A marzo 2023 i regolatori hanno invocato un'eccezione di rischio sistemico per salvare tutti i depositanti, compresi quelli che avevano molto più del limite assicurato di 250.000 dollari. La banca di quartiere non ha avuto quella fortuna.
La piccola attività di quartiere ha assorbito l'altra faccia del salvataggio: prezzi più alti, margini più sottili e una riserva in dollari che perde valore ogni anno. Per questo la tesi di Tanguma è semplice. La cassa con cui paghi il frigorifero nuovo o resisti a una brutta stagione è in una valuta che lo Stato può diluire a volontà, mentre bitcoin è una riserva che nessun salvataggio può stampare.
Diciotto anni dopo, l'esperimento è ancora in piedi e il problema è ancora intatto. Hanno vinto i grandi, hanno perso i piccoli, e il conto è arrivato puntuale alla porta del proprietario del negozio. A Satoshi non è servito gridare nulla. Gli è bastato lasciare una data scritta nel primo blocco perché nessuno dimenticasse a chi toccava pagare.