Haiti rinvia le elezioni al 2027
1 novembre 2026

«Matematicamente impossibile.» Così il senatore brasiliano Flávio Bolsonaro ha descritto il risultato del ballottaggio che ha perso contro Luiz Inácio Lula da Silva. Lo ha detto in una diretta dagli Stati Uniti, dove è arrivato con la moglie e le due figlie dopo che la giustizia gli ha ordinato di consegnare i passaporti per un'inchiesta su presunto riciclaggio di denaro.
Il figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro non ha portato una sola prova. Ha paragonato il voto a un gol con la mano che l'arbitro non ha voluto vedere e ha promesso di spiegare il presunto broglio «molto presto», senza dire quando né come. È lo stesso copione di sempre: il sospetto prima, la prova dopo, e se non arriva mai, non succede nulla.
Dal suo esilio digitale, il dirigente del Partito Liberale ha chiamato i suoi sostenitori a trasformare il Congresso in una «trincea» per fermare Lula. Ha previsto che il presidente sarà allontanato dal potere «prima di quanto molti immaginano» per alcune misure economiche che ha definito radicali. Ha aggiunto che lo scenario attuale è peggiore di quello di Dilma Rousseff, destituita nel 2016.
Ha anche ringraziato per il sostegno i quasi sessanta milioni di elettori che lo hanno appoggiato e non ha escluso di lottare per il potere prima dei termini costituzionali. È stato un modo elegante di insinuare un'uscita anticipata del rieletto senza dirlo del tutto.
C'è qualcosa di quasi comico nel copione. Lo stesso uomo che abbandona il paese per non consegnare il passaporto a un giudice è quello che ora spiega, dall'altra parte del continente, come dovrebbe essere governato il Brasile. La denuncia del broglio è, nel suo caso, l'alibi perfetto per non rendere conto della causa pendente.
La morale vale per entrambi gli schieramenti. Quando un politico perde e grida al broglio senza prove, non sta difendendo la democrazia, sta proteggendo la propria pelle. E quando un altro vince e sorride, non bisogna nemmeno credere che sia stato tutto pulito. L'unica verità è che i brasiliani, ancora una volta, pagano lo scotto di una lite tra élite che guardano solo a se stesse.